martedì 24 gennaio 2012

Le abitudini alimentari degli Americani, spunto di riflessione tratto da Big Bang Theory.

Se non conoscete e non avete mai visto la serie tv "The Big Bang theory", vi avviso che vi state precludendo una delle cose più divertenti al mondo! http://it.wikipedia.org/wiki/Big_Bang_Theory

Io sono arrivata alla quarta serie e ormai ho familiarizzato con Sheldon e la sua comitiva
e conosco bene le loro abitudini. Tutte le sere, o quasi, si riuniscono per mangiare, rigorosamente seduti sul divano o su delle sedie, ma mai a tavola e la maggior parte delle volte la cena la prendono da asporto. Non capita spesso di vedere Leonard e gli altri alle prese con i fornelli... Mi chiedevo se si trattasse dell'ennesima caricatura dello stereotipo che vuole l'americano medio ignorante in campo culinario, dipendente da fast food e catene varie e modello non certo esemplare di abitudini alimentari o fosse uno spaccato di vita reale. Credo che la verità anche qui stia nel mezzo. Facendo qualche ricerca ho avuto conferma che una grande percentuale di Americani preferisce cibi pronti o presi da asporto ad un piatto cucinato in casa... Questo per motivi di pigrizia, o comodità dipende dai punti di vista, tempo e abitudine. Inoltre, non esistendo la cucina americana come singolo filone, l'alimentazione negli Stati Uniti é un mix di cucine etniche, regionali, internazionali spesso riviste e modificate per avere un tocco di American style (basta pensare alla cucina giapponese: accanto ai "maki" tradizionali troviamo i numerosi tipi di "rolls" nati in America).

Non tutti gli Americani sono obesi, ma gli obesi sono molto più numerosi e molto più obesi rispetto all'Italia o ad altri Paesi europei.http://calorielab.com/news/2011/06/30/fattest-states-2011/ L'uso/abuso di condimenti e il consumo di bibite gassate sono SPAVENTOSI! E non parlo per sentito dire, sono stata a Washington e a NYC e vi posso assicurare che l'acqua costa più della Coca-Cola e la si trova relegata in un angolino in fondo al reparto bibite (insomma ha lo stesso trattamento che ha da noi la cedrata!). I piatti base dell'alimentazione degli americani di per sé non sono grassi, la carne e il pesce sono molto presenti nelle diete, così come le verdure. Il vero problema sono i condimenti: salsa BBQ, maionese, ketchup, dressing di tutti i tipi per l'insalata, crostacei affogati nel burro fuso....

Insomma, massimo rispetto per gli usi e costumi altrui, ma mi tocca ammettere che preferisco la cucina italiana, i piatti più leggeri conditi con un filo d'olio a crudo e consumati seduti a tavola... Lo so sono conservatrice, ragiono come se avessi più degli anni che ho... ma se é vero che siamo quel che mangiamo, io non ci tengo ad essere un hamburger del Mc Donald (e neanche di Burger King :-D)

Fate una croce sull'impasto giusto!

Molti di voi ci sono talmente abituati che non ci fanno più caso al fatto che su alcuni tipi di pane c'è un taglio a croce sulla superficie, altri quando preparano l'impasto per la pizza fanno due tagli incrociati sulle palline per puro automatismo.
Tuttavia, legati a questo gesto del taglio e al simbolo della croce ci sono secoli di storia, tradizione religiosa e studi fisici.

Intanto é interessante vedere come in tutti i Paesi sia diffusa la pratica di incidere l'impasto in superficie. La differenza é che nei Paesi cattolici si utilizza molto spesso la croce e lo si fa, oltre che per favorire la lievitazione, per il valore religioso e rappresentativo di questo simbolo.

La croce, secondo la superstizione popolare, serviva a benedire l'impasto del pane e a scacciare i demoni che avrebbero ostacolato la lievitazione (in effetti se ci pensate, la lievitazione é una sorta di magia e può essere vista, da coloro che ignorano i rudimenti di fisica e chimica, come una sorta di evento sovrannaturale). Tale superstizione é rafforzata dalla leggenda di uno dei miracoli di Santa Chiara. Infatti, si racconta che ricevuto da parte del Papa l'ordine di benedire i pani, Santa Chiara fece su di essi il segno della croce. Subito, per miracolo divino, la croce apparve ben intagliata sui pani. (il racconto intero lo trovate qui www.francescanisecolarimadonnadellarocca.it/OFSnuovo/Miracolo%20del%20pane%20FF.htm
E come accade spesso, anche in questo caso le superstizioni e le tradizioni popolari hanno fatto sì che si tramandasse nell'uso quotidiano una miglioria pratica, un trucchetto per facilitare la lievitazione.

L'efficacia dei tagli sul pane, siano essi a croce o di qualsiasi altra forma, si può spiegare dal punto di vista scientifico, ovviamente!
La superficie del panetto è esposta all’aria e pertanto durante la levitazione perde acqua per evaporazione (più rapidamente rispetto alla pasta interna) diventando più tenace rispetto al contenuto. L’effetto potrebbe essere simile a quello di una pellicola elastica, che (avendo una forma quasi sferica) causa all’interno del panetto una pressione maggiore di quella atmosferica; maggiore pressione vuol dire che la reazione chimica-biologica che produce il gas CO2 procede più lentamente (principio di Le Chatelier).
Se facciamo un taglio a croce abbastanza profondo allora non abbiamo più una pellicola sferica, ma una pellicola che può piegarsi verso l’esterno senza opporre troppa resistenza all’aumento del volume del panetto. In parole povere, i tagli sulla superficie impediscono all'impasto di gonfiarsi troppo (sul pan brioche che deve essere gonfio i tagli non vengono infatti praticati), aiutano la lievitazione aerobica in profondità e permettono di verificare a che punto é questo processo (quando la croce é quasi del tutto assorbita, significa che l'impasto ha ultimato la lievitazione).

Inoltre, dal punto di vista estetico la croce sull'impasto é proprio bella da vedere. A mio avviso, spezza la monotonia della "texture" del pane e dà nuovo stimolo all'occhio che, come ben sappiamo, vuole anch'esso la sua parte.

Tuttavia, oltre alla croce, a seconda dei tipi di pane, si fanno anche tagli orizzontali e trasversali. Di norma per i pani rotondi si usa la croce, mentre per quelli allungati si preferiscono tagli orizzontali o trasversali.

sabato 21 gennaio 2012

Irish coffee: tra storia e leggenda

Ieri sera mi siedo al pub con uno scopo ben preciso: "Niente birra. Per me un Irish coffee."
L'Irish coffee é una di quelle bevande che vanno assaporate seduti davanti a un tavolo di legno...non le puoi prendere in uno di quei locali tanto cool con l'arredamento interamente bianco laccato.... Per l'irish coffee ci vuole un tavolo grezzo, con le schegge magari! Ma questa é solo la mia, del tutto relativa, opinione...

Comunque sia ho voluto fare una ricerca più approfondita sulla bevanda e ne condivido volentieri con voi il risultato:

pare sia nato a Shannon che, da quando iniziarono le prime transvolate atlantiche, rappresenta l'aeroporto d'elezione per i collegamenti con l'America. Nei primi tempi i viaggiatori arrivavano in idrovolante e, prima di giungere a terra, erano esposti ai rigori del clima e, magari agli spruzzi dell'acqua di mare che, per quanto addolcita dall'influenza della corrente del Golfo, era sempre fredda. Il titolare del bar dell'aeroporto, tale Joe Sheridan, ideò allora una bevanda che potesse riscaldare e tonificare i suoi clienti, appena scesi dagli idrovolanti.

E si chiama "irish" coffee per due motivi:
-la nascita in terra d'Irlanda
- tra gli ingredienti troviamo whiskey irlandese

La ricetta originale, contrariamente a quello che leggiamo nei menu degli after dinner, non prevede il liquore alla crema di latte, bensì la panna.
Lo strato scuro caldo e quello freddo bianco devono rimanere ben separati in modo che si formino due strati che differiscono sia per colore che per temperatura...

La bevanda inizia a fare fortuna a San Francisco, dove viene diffusa da un giornalista premio Pulitzer, Stanton Delaplane, che dopo aver assaggiato l'irish coffee al bar di Sheridon, ne spiega la ricetta all'amico titolare del bar Buena Vista Café. Il Buena Vista Café cominciò a servire la bevanda nel 1952, vendendo 30 milioni di Irish Coffee: anche oggi ne serve circa 2000 al giorno. Nel 2008 è entrato nel Guinness dei Primati per aver realizzato il più grande Irish Coffee.

Oggi le vecchie generazioni irlandesi bevono l’Irish Coffe dopo cena, e nuove versioni vengono servite ai bevitori più avventurosi, ma la maggior quantità di Irish Coffe viene venduta ai turisti.
Ogni anno l’Irish Coffe Festival celebra questa bevanda nazionale proprio a Foynes, il piccolo paese dove tutto è cominciato.
www.foynesfestival.com/ Se siete liberi dal 1 al 3 giugno potreste anche fare un salto in Irlanda!!

Per la ricetta originale www.irishcoffeerecipe.com/classic-irish-coffee-recipe (é in inglese...ogni ricetta va letta nella sua lingua madre d'altra parte!)

Quello che molti, e io per prima prima di fare ricerche, non sanno é che esiste anche la versione estiva dell'irish coffee, nella quale invece del caffé caldo si usa quello shakerato freddo.

giovedì 19 gennaio 2012

Prove che non aiutano a demolire lo stereotipo che gli inglesi mangiano male...

E' nella mia indole il considerare la diversità come fonte di arricchimento e non guardo mai la mia cultura come detentrice di un primato di superiorità...o meglio: QUASI MAI!!

Per quanto ami il mondo anglosassone, i suoi paesaggi, il suono, anche se a volte metallico e consonantico, della sua lingua, devo ammettere che la cucina inglese é di serie B...
Mi dispiace, mi piange il cuore ad affermarlo, ma non posso negare di fronte all'evidenza!

Ho iniziato la stesura della mia tesi sull'agricoltura biologica e nel capitolo che ho tradotto oggi c'era la ricetta delle "Spicy eggplants".
Lo so che può sembrare incredibile, ma cercando di trasportare in italiano il procedimento per realizzare questo piatto "afrodisiaco", mi sono accorta che il vocabolario inglese é deficitario di parecchi termini che sono invece l'abc della cucina.

Tanto per incominciare SALTARE/SOFFRIGGERE... non hanno un verbo loro per indicare l'azione... forse perché nella loro cultura di cibi pronti, fast food e lacenaconsisteneltoglieredallascatola non si sono mai posti il problema e la briga di far saltare qualcosa in padella...
Tuttavia é così... manca il verbo "soffriggere" ( e "to jump" non va bene!!) e la soluzione trovata consiste nel prendere in prestito il termine francese "sauté".
Va da sé che non esistendo il verbo soffriggere, non esista neanche il sostantivo "SOFFRITTO"... quindi pensateci bene prima di dare una ricetta per telefono ad un inglese perché ci pensate ai costi di una chiamata all'estero in cui vi mettete a spiegare: "You have to sauté the garlic and the onion till they brown before adding the meat?" :-D

E last but not least... non esiste un'espressione idiomatica che corrisponda al nostro "fare la scarpetta"....bisogna usare la perifrasi: "to clean the dish with bread".... Non ci siamo proprio...la scarpetta é un MUST! :-D

In attesa di fare altre agghiaccianti scoperte... vi lascio con la curiosità di che sapore avranno queste Spicy Eggplants!!

sabato 3 dicembre 2011

Cibo... non tutti ne fanno lo stesso uso nei modi di dire!


Traducendo qualche articolo in qua e in là, mi sono accorta, o meglio, ho realizzato ancora più chiaramente, quanto la cultura gastronomica e gli usi e costumi alimentari si riflettano poi sul linguaggio.
In particolare, ho preso in considerazione alcune espressioni fisse italiane che contengono al loro interno il cibo e sono andata a cercare una traduzione, o meglio, una "trasmutazione", di esse nella lingua inglese.... tenetevi forte che ne ho scoperte delle belle!!

Ognuno di noi svolge quotidianamente delle azioni ripetitive, abituali che a forza di praticarle diventano quasi automatiche. Per esempio, io che studio lingue straniere posso tranquillamente affermare che l'inglese è il mio PANE QUOTIDIANO. infatti, noi italiani compriamo il pane non proprio tutti i giorni, ma quasi e sulle nostre tavole non mancano mai delle belle fette di pane pronte per aiutarci a fare la scarpetta o per integrare con i carboidrati le proteine di carne, legumi e pesce. Se volessi tradurre la frase di prima in inglese, dovrei dire: "english is my BREAD-AND-BUTTER" in quanto in Inghilterra, come del resto nei Paesi anglosassoni, il pane serve principalmente per spalmarci il burro...e niente scarpetta!

Se siete stati all'estero vi sarà capitato di sicuro di trovare il cestino del pane dei ristoranti fornito di porzioni monodose di burro, proprio a dare conferma del binomio iscindibile tra questi due alimenti!
Dopo il pane e il burro che sono tutt'altro che light, passiamo a modi di dire meno calorici che riguardano i vegetali.

Da noi, quando due persone stanno sempre insieme e si dividono raramente, si dice che "sono come culo (scusate la volgarità) e camicia", espressione che immagino tragga origine dal fatto che la camicia viene sistemata dentro i pantaloni in modo da dare un aspetto più elegante e curato alla persone che la indossa. In inglese ci aiuta Forrest Gump a trovare una traduzione che renda bene il senso di "inseparabilità" quando, parlando della forte unione fra lui e Jenny, afferma : " We go together like peas and carrots". Ora va precisato che il corrispettivo inglese classico é "to be hand-in-glove", tuttavia carote e piselli sono due ingredienti che vengono immancabilmente mescolati, cucinati o presentati insieme.

Ah...l'ultima cosa... inizio a temere che gli inglesi non vedano di cattivo occhio il cavolo a merenda, perché traducono il nostro modo di dire con "it has nothing to do with" (non a niente a che fare con), lasciando fuori sia i cavoli che la merenda... :-D

Se avete altri esempi da segnalare, non esitate a farlo. Sono convinta che la lista sia parecchio lunga!

venerdì 7 ottobre 2011

Is it sweet or savoury?

Nel post precedente avevo lasciato in sospeso lo "Yorkshire pudding" e volevo rimediare subito...
Intanto con il termine "pudding" gli inglesi si riferiscono sia a pietanze salate che a veri e propri dolci, un po' come facciamo noi con la parola "torta" che può essere di mele o di asparagi! Di sicuro sentendo la parola "pudding" é quasi immediato il riferimento al Natale e al tipico dolce che gli inglesi consumano in questa ricorrenza, ovvero il "Christmas pudding", ma non siamo ancora nel periodo dell'anno adatto a queste ricetta :-D

La ricetta di base del "pudding" inteso in senso generico prevedeva l'impiego di vari ingredienti (anche a seconda della rimanenza e disponibilità perché beh i supermercati una volta non solo non facevano orario continuato, ma proprio non erano stati inventati!) e di alimenti come burro, uova, strutto, sugna, farina e cereali per fare una pastella e amalgamare il tutto. Poi si poteva scegliere il metodo di cottura: cuocere al forno, al vapore o lessare.

Tra i "savoury pudding", ovvero i "Pudding salati" il più diffuso e facile da assaggiare é lo "YORKSHIRE PUDDING",

fatto con ingredienti semplici ed economici, burro, farina e uova. Lo si può riempire a piacere (dato che ha l'aspetto di un vol-au-vent) a piacimento e servire come antipasto oppure, più tradizionalmente, lo si può usare come accompagnamento del roast beef, insaporendolo con la salsa "gravy" di cui parleremo prima o poi su questo blog!

qui trovate la ricetta www.threemonkeysonline.com/it/article_ricetta_yorkshire_pudding_focaccine.htm